La violenza domestica non colpisce solo le donne che ne sono vittime dirette.
In molte situazioni, all’interno delle mura domestiche ci sono anche figli e figlie, testimoni silenziosi e vulnerabili di comportamenti aggressivi, umilianti o coercitivi.
I danni che subiscono non sono secondari: l’esposizione alla violenza domestica è una forma di maltrattamento psicologico che può lasciare segni profondi e duraturi nella crescita, nel benessere e nello sviluppo psico-emotivo dei bambini e degli adolescenti.
Violenza assistita: una forma riconosciuta di maltrattamento
Il termine “violenza assistita” è usato per indicare l’esperienza di bambini e bambine che assistono – direttamente o indirettamente – a episodi di violenza domestica.
La definizione comprende non solo l’assistere a episodi fisici, ma anche l’udire grida, minacce, pianti o vedere le conseguenze degli atti violenti (lividi, paura, distruzione degli oggetti, interventi delle forze dell’ordine).
Secondo l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la violenza assistita è una delle forme più gravi e sottovalutate di maltrattamento infantile.
La Convenzione di Istanbul (art. 26) riconosce che i bambini testimoni della violenza tra adulti, pur non essendo destinatari diretti degli abusi, subiscono comunque un danno che richiede attenzione e protezione.
I numeri del fenomeno
In Italia, i dati del ISTAT mostrano che nel IV trimestre 2024 oltre la metà delle donne che si sono rivolte al servizio 1522 ha figli (55,1 %) e di queste il 57 % ha figli minorenni.
Tra queste donne, il 27,2 % dichiara che i propri figli hanno assistito e subito la violenza, mentre il 35,2 % afferma che i figli sono stati solo testimoni della violenza.
La stessa fonte evidenzia che la violenza avviene prevalentemente in ambito domestico — la casa è indicata come scenario dal 68 % circa delle vittime.
Questi numeri confermano che i minori spesso non sono solo testimoni, ma potenzialmente co‑vittime della violenza familiare, per esposizione diretta o per coinvolgimento indiretto (es. cercando di difendere la madre o usati come strumento di ricatto).
Le conseguenze psicologiche e comportamentali
L’esposizione prolungata alla violenza domestica ha effetti psicologici, emotivi e comportamentali simili a quelli di un trauma diretto. I bambini e gli adolescenti che crescono in contesti violenti possono manifestare:
- Ansia e depressione
- Disturbi del sonno e dell’alimentazione
- Rabbia, aggressività o isolamento
- Difficoltà scolastiche e relazionali
- Disturbi post-traumatici da stress (PTSD)
Nei bambini più piccoli, può verificarsi un ritardo nello sviluppo del linguaggio e delle abilità cognitive; negli adolescenti, un aumento dei comportamenti a rischio (abuso di sostanze, bullismo, autolesionismo).
La normalizzazione della violenza è un altro effetto drammatico: chi cresce in ambienti in cui il conflitto si risolve con la forza può riprodurre, da adulto, gli stessi modelli relazionali, diventando a sua volta autore o vittima di violenza.
L’importanza di riconoscere e intervenire
Il riconoscimento della violenza assistita è il primo passo per intervenire in modo efficace.
I servizi sociali, le scuole, i pediatri e le istituzioni sanitarie hanno un ruolo fondamentale nell’identificazione precoce dei segnali di disagio.
La Legge n. 71 del 2020 ha introdotto modifiche importanti al Codice Civile e Penale, riconoscendo i minori testimoni di violenza domestica come vittime dirette e stabilendo misure di tutela rafforzate. È stato inoltre rafforzato il coordinamento tra tribunali, servizi sociali e centri antiviolenza per garantire protezione e continuità educativa ai bambini coinvolti.
Percorsi di supporto e resilienza
Nonostante gli effetti gravi dell’esposizione alla violenza, i bambini hanno enormi capacità di resilienza se vengono ascoltati, protetti e accompagnati da figure adulte di riferimento.
I centri antiviolenza e le case rifugio oggi offrono servizi mirati anche per i figli delle donne accolte: spazi di ascolto, attività terapeutiche, sostegno psicologico e mediazione educativa.
Programmi di educazione emotiva, progetti nelle scuole e percorsi di genitorialità positiva sono strumenti efficaci per prevenire la trasmissione intergenerazionale della violenza e promuovere una crescita sana, libera dalla paura e dal controllo.
Conclusioni
I figli della violenza non sono “spettatori innocenti”: sono protagonisti silenziosi di una realtà che compromette il loro diritto a crescere in un ambiente sicuro e amorevole.
La violenza assistita è una ferita invisibile che può condizionare l’intera vita di un bambino.
La responsabilità collettiva — delle istituzioni, della scuola, dei servizi e della società tutta — è quella di interrompere il ciclo della violenza, proteggere i più piccoli e costruire percorsi di cura, ascolto e prevenzione.
📞Se ti riconosci in una di queste situazioni, ti trovi in difficoltà e hai bisogno di aiuto e supporto contatta i numeri:
- 1522 – Linea nazionale antiviolenza e stalking, attiva 24/7, multilingue, gratuita da tutta Italia.
- 112 – Numero unico di emergenza (Carabinieri e forze dell’ordine).
- 113 – Polizia di Stato (in molte zone reindirizza al 112 NUE).
- 118 – Emergenza sanitaria.
- Centri antiviolenza – Rete nazionale e territoriale per ascolto, protezione e supporto. https://www.1522.eu/mappatura-1522/
- App YouPol – Della Polizia di Stato, consente di segnalare in tempo reale episodi di violenza domestica e altri reati.
- Pronto Soccorso – Accesso diretto per cure immediate e attivazione dei protocolli di protezione.
- Mappa dei consultori in Italia – Per supporto psicologico, sociale e sanitario. https://mamachat.org/mappa-consultori/
- Farmacie – In molte regioni attive come “punti di ascolto” o primo contatto.
- 800 861061 – Telefono Verde AIDS e IST, anche per chi ha subito violenza sessuale e necessita informazioni sanitarie.
Fonti e link utili per saperne di più o per approfondimenti:
