Skip links

Educazione finanziaria ed empowerment femminile: dalla tutela contro la violenza economica alla promozione dell’imprenditoria

Nonostante il progressivo riconoscimento della parità tra uomini e donne, l’uguaglianza di genere, in certi contesti, risulta ancora lontana dall’essere raggiunta.

Sono ancora molte le donne che non hanno accesso autonomo alle risorse economiche e finanziarie o che non ne possono disporre liberamente. Ad oggi, in Italia, circa tre donne su dieci non sono titolari di un conto corrente bancario e ciò le rende economicamente dipendenti dal partner o dalla famiglia. La mancata disponibilità di risorse economiche e finanziarie proprie, o il negato accesso alle stesse, può essere terreno fertile per lo sviluppo di dinamiche di violenza economica, una forma di violenza poco visibile e difficile da individuare. I dati più recenti stimano che in Italia colpisca circa il 26% delle donne.

Il ruolo dell’educazione finanziaria

L’educazione finanziaria gioca un ruolo centrale nel contrasto alla violenza economica e nel processo di emancipazione femminile, in quanto permette alle donne, non solo di riuscire a gestire le proprie finanze, ma anche di individuare eventuali campanelli d’allarme.

Le donne che possiedono solide competenze finanziarie, infatti, sono in grado di prendere decisioni economiche più informate, migliorando così la propria indipendenza e sicurezza.

In Italia, tuttavia, l’educazione finanziaria sistematica è ancora poco diffusa. Nelle scuole, laddove presente, la tematica è trattata in poche ore nel corso dell’anno scolastico, mentre, in molti casi, le famiglie e la società offrono modelli di riferimento femminili che mantengono vivi gli stereotipi di genere, ereditati dalla concezione storica della donna.

Crescere in un contesto che ripropone atteggiamenti patriarcali aumenta la possibilità che si ripropongano atteggiamenti simili nei figli e nelle figlie.

Le donne adulte della società hanno spesso conoscenze finanziarie inferiori rispetto a quelle degli uomini e alcuni studi dimostrano che molte donne non danno importanza alle tematiche legate alla finanza fino al divorzio o alla perdita del partner, lasciando all’uomo la gestione delle risorse familiari.

Nonostante i progressi ottenuti nell’emancipazione femminile, infatti, alcuni retaggi culturali rimangono insiti nei comportamenti della società.

Un ruolo fondamentale nella diffusione delle conoscenze finanziarie e nel conseguente empowerment femminile è nelle mani delle istituzioni che, oltre ad ascoltare i bisogni della società, possono usare i dati e le indicazioni delle ricerche per creare reti solide in grado di sostenere l’attività economica femminile e l’accesso delle donne nel mondo finanziario.

Diffondere iniziative di educazione finanziaria è, inoltre, una fonte di incoraggiamento per l’imprenditoria femminile, con importanti ricadute positive sull’economia nazionale e sull’intera società. La maggiore partecipazione femminile nel mondo imprenditoriale determinerebbe non solo l’aumento della redditività, fornendo un incentivo alla crescita economica, ma riporterebbe anche effetti positivi sulle questioni sociali sopra trattate, promuovendo un cambiamento positivo su più piani.

L’imprenditoria femminile in Italia

Nonostante il tasso di occupazione femminile in Italia sia il più basso in Europa e le donne siano ancora sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali e di rappresentanza, il numero di lavoratrici indipendenti è tra i più alti del continente. A fine 2024, secondo i dati diffusi da Unioncamere, le imprese femminili italiane toccavano quasi il milione e mezzo, rappresentando il 22.2% del totale. I dati suggeriscono, inoltre una concentrazione dell’imprenditorialità femminile nel Mezzogiorno italiano, dove quest’ultima viene vista come una delle poche opportunità concrete di crescita professionale.

Dal punto di vista settoriale, però, l’imprenditorialità femminile è ancora influenzata dai processi di segregazione, concentrandosi prevalentemente in settori tradizionalmente ‘femminili’, quali i servizi alla persona e alle imprese. La partecipazione femminile raggiunge invece la parità con quella maschile nei settori dell’abbigliamento, della sanità e dell’assistenza sociale.

In media, le donne italiane che guidano un’impresa sono molto giovani e dispongono di un livello di istruzione elevato. Le aziende a conduzione femminile tendono ad avere dimensioni più contenute e un numero di dipendenti inferiore rispetto a quelle maschili, caratteristiche che sembrano derivare dai settori in cui operano, tendenzialmente propri di ritmi di crescita più contenuti.

Nonostante la diffusione di iniziative di imprenditorialità femminile possa far pensare al raggiungimento, per lo meno parziale, dell’uguaglianza di genere, gli ostacoli incontrati dalle donne che vogliono fare impresa risultano più alti rispetto alla loro controparte maschile. Oltre ai fattori psicologici e socio-culturali, derivanti da retaggi storici, uno degli ostacoli che differenzia l’imprenditorialità femminile da quella maschile, a danno della prima, è la difficoltà di conciliare la vita lavorativa e la vita familiare. La donna, infatti, è ancora spesso ritenuta responsabile della cura e dell’assistenza della famiglia, prioritariamente alla carriera professionale. Le imprenditrici, inoltre, incontrano più ostacoli rispetto agli uomini nell’ ottenimento di prestiti bancari e, talvolta, devono affrontare maggiori barriere normative e legali.

In questo contesto, l’educazione finanziaria e le istituzioni pubbliche giocano, ancora una volta, un ruolo centrale. Promuovere piattaforme che permettano alle donne di creare connessioni può essere infatti una chiave nella gestione e nel superamento delle barriere strutturali all’imprenditoria femminile.

Economia femminile e sviluppo economico

Fornire alle donne strumenti pratici per avviare un’attività economica e incoraggiamento nel ricoprire ruoli di leadership riporterebbe effetti positivi sull’intera società.

Alcuni studi dimostrano infatti, che le imprese femminili tendono a impiegare un numero maggiore di donne, fonte di stimolo per l’incremento della presenza femminile nel mercato del lavoro. Si stima che la creazione di un posto di lavoro femminile possa generare altri 1,3 posti di lavoro, e una maggiore presenza di lavoratrici, oltre ad aumentare la base di talenti disponibili, stimola la crescita economica, determinando un incremento della ricchezza e dei consumi, con ricadute positive sul PIL.

Dai dati emerge inoltre che le imprenditrici tendono a dare maggiore importanza nella propria attività d’impresa alle tematiche sociali e alle economie locali rispetto alla componente maschile dell’imprenditoria, aspetto ancora una volta determinante nello sviluppo nazionale sociale ed economico.

Conclusioni

Nonostante sia aumentato negli anni il riconoscimento della donna come componente attiva della società, in alcuni contesti, la sottomissione della figura femminile a quella maschile permane.

Tra questi rientra l’ambito finanziario ed economico, considerato, nella storia, di responsabilità esclusivamente maschile, al quale le donne hanno ancora difficoltà di accesso. La mancata possibilità per le donne di gestire il denaro e la conseguente dipendenza economica sono terreno fertile per lo sviluppo della violenza economica, una forma di violenza che vede vittime il 26% delle donne italiane.

In questo contesto l’educazione finanziaria gioca un ruolo fondamentale nel processo di emancipazione femminile, in quanto fornisce alla donna le competenze necessarie per gestire il proprio denaro e per identificare eventuali segnali di pericolo.

Oltre a rappresentare uno strumento di tutela, l’educazione finanziaria emerge anche come un valido sostegno all’imprenditoria femminile, ancora influenzata dalla concezione storica della figura della donna, con positive ricadute sullo sviluppo sociale, economico e culturale del paese.

Fonti e link utili per saperne di più o per approfondimenti:

BNEWS UNIVERSITA’ DI MILANO- BICOCCA: Le conoscenze finanziarie migliorano l’empowerment femminile

CREDIM: Quando le donne lavorano, le economie crescono.

UNIONCAMERE: Imprese femminili: sono 1 milione e 325mila nel 2023, il 22,2% del totale

BANCA D’ITALIA: Educazione finanziaria: presupposti, politiche ed esperienza della Banca d’Italia

Leave a comment

Explore
Drag