In un contesto lavorativo in continua evoluzione, caratterizzato da crescenti richieste di flessibilità, sostenibilità e attenzione alla qualità della vita, le imprese sono chiamate a ripensare il proprio ruolo. Non possono più agire come meri produttori di valore economico, ma sono chiamate all’azione anche come attori sociali, capaci di promuovere il benessere complessivo della popolazione. Una delle politiche più discusse e sperimentate in questa direzione è l’introduzione della settimana lavorativa corta.
La settimana lavorativa corta
Uno dei modelli di lavoro innovativo recentemente comparso sulla scena nazionale e internazionale è quello della settimana lavorativa corta. Questo modello si basa sull’idea di ridurre la settimana lavorativa da 5 a 4 giorni lavorativi, mantenendo costante la retribuzione mensile. Secondo alcuni studiosi, infatti, la riduzione dell’ammontare orario dedicato al lavoro determinerebbe un aumento del benessere psicofisico dei lavoratori e delle lavoratrici, limitando la possibilità di burnout, pur non impattando negativamente sull’attività e sulla performance aziendali.
I vantaggi per la forza lavoro e per le aziende
Secondo alcune ricerche socioeconomiche condotte, l’applicazione di questo modello comporterebbe numerosi vantaggi sia per i lavoratori e le lavoratrici che per le attività economiche. L’introduzione della settimana lavorativa corta permetterebbe alle persone di disporre di più tempo da dedicare alla propria famiglia e alla propria sfera personale, aumentando il proprio stato di benessere psicofisico e la qualità della propria vita. La percezione che l’azienda nutra un reale interesse verso la loro salute determina un aumento della fidelizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici, determinando una riduzione del tasso di turnover e del tasso di assenteismo e un incremento del benessere organizzativo.
La disponibilità di più tempo da dedicare al riposo fisico e mentale determina, inoltre, un aumento della produttività individuale e aziendale. Secondo alcune ricerche, infatti, la consapevolezza di disporre di meno tempo, stimola i lavoratori e le lavoratrici a concentrarsi maggiormente e in maniera più efficiente sul proprio lavoro, ottenendo risultati addirittura più soddisfacenti rispetto a quelli ordinari, come sostenuto e confermato anche dalla teoria di Parkinson. Secondo questa teoria, il lavoro si adatta al tempo a disposizione, dunque se la quantità di tempo è inferiore, la mente trova delle strategie più efficaci ed efficienti per completare le attività e raggiungere i risultati prefissati.
Oltre ad aumentare la produttività e l’efficienza dell’attività aziendale, alcuni studi dimostrano l’impatto positivo della settimana corta sulla cosiddetta ‘talent attraction’ ovvero sulla capacità delle aziende di attirare i talenti. Il mondo del lavoro odierno, e le ultime generazioni in primis, infatti, sono sempre più sensibili alla tematica del work-life balance e per questo un’azienda che dimostra il proprio impegno nel tutelare il benessere psicofisico della propria forza lavoro, guadagnerà sicuramente più attenzione rispetto alle concorrenti che ancora non hanno fatto propri i modelli di lavoro innovativi.
Oltre ai sopracitati vantaggi organizzativi, il modello della settimana corta determinerebbe anche una riduzione dei costi e dell’impatto ambientale. La riduzione della settimana lavorativa da 5 a 4 giorni, permetterebbe infatti alle aziende di contenere le spese per energia, riscaldamento e manutenzione delle strutture, oltre ad abbassare le emissioni legate agli spostamenti casa- lavoro e al funzionamento degli uffici.
Le critiche rivolte al modello
Nonostante i numerosi vantaggi derivanti dal modello di lavoro della settimana corta, le critiche rivolte allo stesso non mancano. Uno degli aspetti più criticati e discussi è rappresentato dalla difficoltà di implementazione in alcuni settori dell’attività economica. Nella sanità, nel commercio al dettaglio, nel settore dei trasporti e in tutti i settori dove è richiesta la presenza costante del personale, la riduzione delle giornate lavorative potrebbe compromettere l’organizzazione delle attività, aumentando i costi e rendendo più complicata la gestione dei team di lavoro.
Alcuni critici del modello, inoltre, sottolineano come la riduzione delle giornate dedicate al lavoro possa confluire non tanto in una riduzione del rischio di burnout, quanto piuttosto in un aumento dello stesso dettato dalle scadenze più stringenti e dalla necessità di mantenere livelli di concentrazione più elevati per rispettare e raggiungere in meno tempo gli obiettivi prefissati.
Se i sostenitori della settimana corta rivedono nel modello uno strumento di attrazione e di mantenimento dei talenti, i critici sostengono che lavorando meno giorni alla settimana le persone si sentano meno coinvolte nell’attività aziendale. Questo porterebbe all’indebolimento del legame con l’azienda, con conseguente aumento della possibilità di abbandono.
Relativamente al contesto italiano, l’implementazione della settimana corta presenta numerose difficoltà, legate prevalentemente alla struttura economica del paese, basato principalmente su piccole e medie imprese, spesso prive delle risorse e del know-how necessari per gestire una trasformazione di questa portata.
Conclusioni
Nonostante le possibili controindicazioni menzionate, il modello della settimana lavorativa corta è uno dei più discussi e sperimentati in Europa e nel mondo. Alle aziende, infatti, è sempre più richiesto di assumere un ruolo attivo non solo nella scena economica ma anche in quella sociale, mostrandosi promotrici di una cultura aziendale equa e inclusiva e impegnate nella tutela della salute psicofisica della propria forza lavoro.
Per implementare il modello in maniera efficiente, è fondamentale che le aziende adottino un approccio strategico, basato sulla revisione approfondita dei propri processi organizzativi e su un’attenta analisi del settore di appartenenza, delle mansioni e dei carichi di lavoro.
Considerando il risvolto sociale del modello, imprescindibile in fase di implementazione è anche il coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici, che attraverso feedback e suggerimenti possono contribuire ad adattarlo alle specifiche esigenze del contesto aziendale.
Fonti e link utili per saperne di più o per approfondimenti:
RANDSTAD: Settimana lavorativa di 4 giorni: vantaggi e svantaggi.
