Il microcredito rappresenta un’alternativa finanziaria destinata a chi è escluso dai canali bancari tradizionali e consiste nella concessione di piccoli prestiti, senza la necessità di offrire garanzie reali.
L’idea del microcredito nasce dall’economista bengalese Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace nel 2006. Dal 1983, Yunus dirige la Grameen Bank, impegnata nella concessione di microprestiti alle popolazioni povere del Bangladesh. Secondo alcuni dati, nel 2010 i soggetti beneficiari dei crediti della Grameen Bank raggiungevano gli 8 milioni, ed erano rappresentati per il 97% da donne.
L’efficienza dimostrata dal sistema promosso da Yunus ha determinato la diffusione del microcredito anche in altri Paesi in via di sviluppo, concentrati prevalentemente nel continente africano e in quello sudamericano, dove si è dimostrato, ancora una volta, un valido strumento di ripresa economica e sviluppo sociale.
Più di recente il microcredito è stato riconosciuto come una valida alternativa finanziaria anche nei paesi più sviluppati.
Il caso dell’Italia
Con la crisi economica e la diffusione della pandemia, negli ultimi anni i problemi legati alla povertà e all’esclusione hanno subito un’impennata anche nelle economie più avanzate.
I dati ISTAT del 2023, ad esempio, dimostrano che in Italia sono circa 2,2 milioni le famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta. Il fenomeno dell’esclusione sociale, invece, colpisce circa 13 milioni di italiani, rappresentanti quasi il 23% della popolazione totale. Si tratta di persone che non hanno accesso ai servizi di base e che vivono dunque in condizioni di marginalità e disagio. I dati suggeriscono, inoltre, che il 36,6% delle famiglie italiane non dispone delle garanzie necessarie per accedere a prestiti bancari e versa dunque in uno stato di esclusione finanziaria. Questa condizione sembra riguardare prevalentemente le donne e le persone che vivono in aree meno sviluppate, tra le quali rientra il Sud Italia.
In questo contesto, il microcredito si presenta come una risposta concreta e innovativa alle crescenti disuguaglianze economiche e sociali che colpiscono ampie fasce della popolazione.
Il microcredito come strumento di welfare
Operativamente parlando, il microcredito consiste nella concessione di prestiti del valore massimo di 10.000 euro, della durata massima di 5 anni, ed è caratterizzato dalla totale assenza di garanzie reali.
Il cuore del microcredito è, infatti, rappresentato dalla fiducia, dalla voglia di rimettersi in gioco e dall’accompagnamento personalizzato. Ogni beneficiario è affiancato e assistito da un tutor formato, che lo accompagna in ogni fase del processo. Il monitoraggio continuo, oltre ad essere uno strumento di garanzia volto ad aumentare la probabilità di restituzione del prestito, è anche un valido mezzo di emancipazione, in quanto responsabilizza il cittadino o la cittadina nella gestione delle proprie risorse, fornendo allo stesso o alla stessa le competenze economico-finanziarie utili per condurre uno stile di vita sano e dignitoso.
Il microcredito, infatti, non è un mero strumento assistenzialistico, ma è un vero e proprio strumento di welfare, che offre partecipazione attiva e possibilità concrete di reinserimento e di crescita.
Il microcredito e la lotta alla violenza di genere
La gestione delle risorse finanziarie ed economiche era storicamente concessa solo agli uomini. Ancora oggi, nonostante il progressivo riconoscimento della parità di genere, sono molte le donne che non dispongono di risorse economiche proprie o che non hanno accesso alle stesse. Questa condizione rappresenta la base per lo sviluppo della dipendenza economica, che può a sua volta sfociare in violenza economica, della quale risultano vittime il 26% delle donne italiane. Anche in questo caso, il microcredito si presenta come un valido strumento di emancipazione in quanto offre alle donne vittime di violenza la possibilità di amministrare una piccola somma di denaro, imparando a gestirla efficientemente, contribuendo così alla loro fuoriuscita dalla condizione di dipendenza e marginalità.
Il microcredito e il Terzo Settore
Come sostenuto in precedenza, il microcredito emerge come uno strumento finanziario a forte impatto sociale, con conseguenze positive sullo sviluppo socio-economico della popolazione, in particolare dei soggetti più fragili e a rischio di emarginazione sociale e finanziaria.
Un ruolo di rilievo nella diffusione della finanza etica risulta in mano agli enti del Terzo Settore, come ribadito anche dalla riforma del Terzo Settore (D.lgs. 117/2017), che riconosce nella finanza etica uno strumento di sviluppo sociale. Data la vocazione alla solidarietà e all’innovazione che caratterizza il mondo no profit, infatti, gli ETS giocano un ruolo chiave nello sviluppo di modelli finanziari inclusivi e nella conclusione di collaborazioni strategiche, volte ad integrare differenti competenze specifiche con l’obiettivo di valorizzare il potenziale della microfinanza a favore dell’inclusione sociale ed economica, con impatti positivi sull’intera comunità.
Promuovendo fondi di microcredito o concedendo esse stesse finanziamenti ai propri associati e alle proprie associate, le associazioni senza scopo di lucro potrebbero dare il proprio contributo nella lotta contro l’economia sommersa, garantendo anche alle persone in temporanea difficoltà economica la possibilità di soddisfare i propri bisogni primari, come spese mediche, gestione della sopraggiunta non autosufficienza o spese per l’accesso all’istruzione.
Oltre ad offrire supporto a coloro che si trovano in condizioni di difficoltà economica, il microcredito rappresenta anche un efficace strumento a supporto dell’imprenditorialità, in quanto offre un aiuto concreto a coloro che intendono avviare un’attività economica ma che non dispongono di sufficienti risorse economiche per farlo.
Il microcredito, a differenza degli strumenti finanziari tradizionali, infatti, è proprio di un approccio più umano e personalizzato e si fonda sulle potenzialità delle persone e sulla fiducia, più che sulle garanzie reali offerte.
Alcune iniziative promosse dall’Ente Nazionale per il Microcredito
L’Ente Nazionale per il Microcredito è l’ente pubblico con funzioni di ente coordinatore nazionale nella promozione, nell’indirizzo, nell’agevolazione, nella valutazione e nel monitoraggio della microfinanza italiana.
Una delle iniziative promosse dal ENM a sostegno dell’inclusione sociale ed economica, è il progetto MamHabitat, che ha visto partecipi le donne sole con figli minori a carico, residenti nella città metropolitana di Roma. Grazie all’iniziativa, le mamme che versavano in condizioni di esclusione finanziaria ed economica, potevano accedere a prestiti di un importo massimo di 5.000 euro, senza dover necessariamente disporre di garanzie reali. Con tale progetto, l’Ente Nazionale per il Microcredito ha contribuito ad offrire supporto pratico alle donne in difficoltà, contribuendo all’emancipazione femminile e garantendo condizioni di vita più dignitose alle beneficiarie e alle loro famiglie.
Un altro progetto a dimostrazione del ruolo sociale del microcredito è “Microcredito di Libertà per l’autonomia economica delle donne vittime di violenza”, nato dall’iniziativa del Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, e sviluppato, tra gli altri attori partecipi, grazie al supporto dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Tale progetto aveva l’obiettivo di contrastare la violenza economica, ricorrendo al microcredito sociale e imprenditoriale. Oltre alla creazione di un fondo dedicato, il progetto ha permesso lo sviluppo di percorsi di formazione e affiancamento, volti a sostenere l’emancipazione sociale e l’educazione finanziaria duratura.
L’Ente Nazionale per il Microcredito si vede inoltre promotore di progetti volti alla formazione e al supporto economico in materia di imprenditorialità, tra i quali un esempio ne è ‘Yes I Start UP’, impegnato nella formazione e nell’accompagnamento all’autoimpiego e alla creazione di impresa. Il progetto vede come destinatari le donne maggiorenni senza lavoro, i giovani tra i 18 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione professionali (NEET) e i maggiorenni e disoccupati, uomini e donne, da oltre 12 mesi, accomunati dall’avere un’idea imprenditoriale, senza disporre degli strumenti tecnici ed economici per tradurla in realtà.
Conclusioni
Il microcredito sociale rappresenta più di un mero strumento finanziario: è un vettore di emancipazione, inclusione e rigenerazione del capitale sociale. Attraverso un impianto normativo chiaro e un modello operativo inclusivo, proprio di servizi di accompagnamento personalizzati, infatti, il microcredito rappresenta uno strumento efficace ed efficiente nell’uscita da condizioni di esclusione sociale e finanziaria, capace di stimolare la partecipazione sociale attiva e di trasformare la vulnerabilità in resilienza, dando voce alle persone e alle loro potenzialità, più che alle garanzie reali che sono in grado di offrire.
Rendendo il microcredito strutturale, integrato e accompagnato si potrà beneficiare appieno del suo ruolo nel costruire un welfare che si fondi non solo sui bisogni, ma sulle potenzialità delle persone, a beneficio dell’intera comunità.
Fonti e link utili per saperne di più o per approfondimenti:
MICROFINANZA: Microcredito sociale: strumento di emancipazione e sviluppo
PARLAMENTO ITALIANO: Le iniziative a sostegno del microcredito in Italia
LEGALE TERZO SETTORE: Microfinanza e Terzo Settore
ENTE NAZIONALE PER IL MICROCREDITO: Progetti
MICROFINANZA: Mamhabitat, il microcredito sociale per le donne sole con minori
